Across the Wire:
Parlamentari Italiani si recano in India per cercare  una risoluzione amichevole e salvare i nostri Maro’.

Nel momento in cui la NIA (Agenzia Nazionale di Investigazione istituita dal Governo Indiano per combattere il terrorismo in India) si prepara a presentare una scheda di accusa contro i due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori al largo della Costa del Kerala il 15 febbraio 2012 una Delegazione Parlamentare Italiana si e’ recata in India.

La delegazione di 16 membri  guidata da Pier Ferdinando CasiniPresidente delle Commissioni per gli Affari Esterni del Senato, aveva avuto precedentemente colloqui con gli Ambasciatori dell'Unione Europea e con numerosi  Diplomatici Europei in cerca del loro  sostegno sulla questione per agevolare una soluzione "appropriata" al problema.

Intanto il Ministro degli Affari Interni indiano, Sushilkumar Shinde,  la scorsa settimana ha presieduto un incontro con il Ministro della Giustizia, Kapil Sibal,  e con il Ministro degli Affari Esterni, Salman Khurshid, per discutere la controversa questione.

Sembra che il Ministro dell'Interno Indiano abbia chiesto alla NIA  di non perseguire  i marines sotto la legge SUA (Repressione di Atti Illeciti contro la Sicurezza della Navigazione Marittima e del Continental Shelf Act) che si estende a tutta l’India tra cui il limite delle acque territoriali, la piattaforma continentale e l’esclusiva zona economica.

La SUA puo’prevedere  anche la pena di morte.

L’ Onorevole Casini , a nome della Delegazione, ha dichiarato  che si sono recati in India  per esprimere il forte sostegno e la solidarietà del Parlamento Italiano verso i due ufficiali.

Negli incontri  la  Delegazione ha sottolineato le "ripercussioni internazionali" della questione ed ha cercato una risoluzione amichevole affermando che
voleva avviare un dialogo volto a facilitare una soluzione adeguata e onorevole alla questione, alla luce anche dei legami tradizionalmente  amichevoli che le due Nazioni hanno sempre mantenuto.

La NIA ha comunque ormai completato la sua investigazione dopo aver interrogato, tramite videoconferenza,  i quattro militari italiani testimoni dell'incidente che comunque si sono rifiutati di ritornare in India.

La Corte Suprema Indiana aveva spostato il caso a Delhi, affermando che la Polizia del Kerala non aveva giurisdizione su di esso, e aveva appoggiato la decisione del governo di consegnare il caso alla NIA.

Il Governo Italiano aveva  già contestato questa decisione ancora prima che la Suprema Corte invocasse la legge anti-terrorismo SUA, dicendo che era contro l'ordinanza del Tribunale Supremo  che aveva  permesso il procedimento solo in base alla legge della Zona Marittima, IPC, CRPC e UNCLOS.

Anche se la punizione decisiva della NIA potrebbe essere  la pena di morte, l'India vorrebbe evitarlo tenendo presente la garanzia data all'Italia per ottenere indietro i marines per il processo.  La NIA ha ri-registrato il caso il 4 aprile dello scorso anno nell'ambito delle   pertinenti sezioni IPC 302, 307, e la sezione SUA 3. L’Italia si era anche appellata alla Suprema Corte  per il rilascio dei marines  considerando che il processo era stato rinviato.

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Luciana Vecchiato

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